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Vincenza Luppino, artista visiva

Vincenza Luppino

Architetto e artista visiva, vive e lavora a Siderno. Costruisce la superficie con feltro, juta, gesso e pigmento: un’architettura di luce e ombra.

Dormire accozzati, 2026, feltro industriale rosso piegato contro la parete
Dormire accozzati, 2026. Feltro industriale su tela, 110 × 70 × 15 cm.

Opere

Tredici lavori, 2025–2026. Misure in centimetri: altezza × base × profondità.

Le ferite dell’anima, 2026, vista frontale
vista frontale

Le ferite dell’anima

Anno
2026
Dimensioni
70 × 70 cm
Tecnica
Tecnica mista su tela — acrilico e medium lucido, rilievo; cornice a cassetta in frassino

Un rosso intenso, quasi viscerale: il colore del sangue e della vita, ma anche del dolore acuto. Le pieghe verticali, fitte e materiche, si leggono come incisioni, ferite aperte, lembi di pelle che si sovrappongono nel tentativo di richiudersi. La spessa cornice nera — buio, vuoto, ragione — rende più evidente la solitudine del dolore: una ferita strutturale, profonda e intima, a cui l’opera dà forma visibile.

Yellow, 2026, vista frontale
vista frontale

Yellow

Anno
2026
Dimensioni
60 × 45 cm
Tecnica
Tela plissettata e acrilico

Nasce in dialogo con Le ferite dell’anima e ne rovescia il segno. Le stesse pieghe fitte, là verticali e aperte, qui sono ruotate in orizzontale e chiuse, con i bordi raccolti in piccole anse come punti ricuciti. Il rosso della ferita diventa un giallo pieno, che prosegue tinta su tinta sul bordo della tela e chiude l’opera come una cornice: la guarigione è avvenuta. La luce radente scorre sulle pieghe e le fa respirare. È il colore della rinascita: gioia, solarità, un corpo di nuovo intero.

Dormire accozzati, 2026, vista frontale
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Dormire accozzati

Anno
2026
Dimensioni
110 × 70 × 15 cm
Tecnica
Tecnica mista — feltro industriale su tela

Un foglio di feltro industriale rosso si piega contro la parete come un’unica coperta tirata su corpi che dormono stretti l’uno all’altro — non per mancanza di spazio, ma in cerca di calore. Il bordo superiore tagliato disegna una fila irregolare di teste; ogni piega è un corpo che si adatta al successivo. L’ultima piega, la più profonda, si chiude intorno alle altre, tenendo tutto a sé in un unico abbraccio. Nessuna figura è mostrata: solo la loro pressione.

Risveglio, 2026, vista frontale
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Risveglio

Anno
2026
Dimensioni
70 × 50 × 17 cm
Tecnica
Tecnica mista — feltro industriale su tela

Nasce come seguito di Dormire accozzati: là le pieghe di feltro rosso si stringevano come corpi addossati nel sonno, qui ne resta una sola. La piega si stacca dal piano, supera il bordo superiore e si solleva in verticale, come una figura che si mette in piedi. Più piccola ma più sporgente, occupa lo spazio con decisione. Il rosso dell’intimità diventa un fucsia fluorescente, artificiale e acceso, che chiede di essere visto. In questa solitudine non c’è perdita: c’è una donna che, finito il sonno condiviso, si alza e si mostra.

Falde, 2025, vista frontale
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Falde

Anno
2025
Dimensioni
40 × 40 cm
Tecnica
Tecnica mista su tela — pigmento arancio, juta, gesso

In alto un’epidermide arancio incandescente, spaccata dal calore in un fitto reticolo di fessure; in basso un bianco gessoso, fermo, silenzioso. Tra i due strati la juta grezza si solleva come un lembo di crosta — o di pelle — spinto dalla pressione tettonica, e proietta un’ombra reale.

Intervallo, 2026, vista frontale
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Intervallo

Anno
2026
Dimensioni
80 × 66 cm
Tecnica
Tecnica mista — gesso e acrilico su tela; cornice a cassetta in frassino

Un campo rosso saturo si arresta contro una cesura nera e frastagliata sopra una fascia chiara; due segni verticali sono i suoi unici eventi. L’opera tiene aperta la pausa.

Cesura, 2026, vista frontale
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Cesura

Anno
2026
Dimensioni
60 × 50 cm
Tecnica
Tecnica mista — gesso e acrilico su tela

Un rosso pieno, interrotto da due linee in rilievo che non si incontrano e chiuso in basso da una stratificazione di materia. Come in Intervallo, gli unici eventi del campo sono le sue cesure.

Aurora Boreale, 2026, vista frontale
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Aurora Boreale

Anno
2026
Dimensioni
60 × 45 cm
Tecnica
Tecnica mista su tela — pigmento fluorescente, carta velina, rete

Una massa di magenta fluorescente si gonfia dal basso come una bassa aurora, contro un cielo pallido e raschiato: il colore diventa luce.

Linfa, 2026, vista frontale
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Linfa

Anno
2026
Dimensioni
60 × 45 × 19 cm
Tecnica
Tecnica mista su tela — gesso, carta e rete; acrilico a finitura opaca e lucida

Sopra, un campo bianco attraversato da un solo gesto in rilievo, leggero come un respiro. Sotto, una massa rossa laccata si raccoglie in pieghe come carne viva. Al centro la rete rossa si solleva e diventa nido: un grembo intrecciato di vasi che accoglie due forme fucsia e le nutre. È la linfa vitale che passa dal corpo materno a ciò che deve ancora crescere, calore e sostanza insieme. Il rosso qui non ferisce: protegge e alimenta.

Immigration, 2026, vista frontale
vista frontale

Immigration

Anno
2026
Dimensioni
60 × 50 cm
Tecnica
Tecnica mista su tela

Il mare è costruito per strati: creste di materia che si sollevano e si spezzano, scaglie bianche di schiuma, azzurri che scivolano nel turchese e nel blu profondo. Tra un’onda e l’altra affiora il rosso, a filamenti e a macchie: il sangue di chi ha attraversato queste acque in cerca di fortuna e non è arrivato. In alto a destra, una striscia di blu torbido apre uno scorcio sui fondali. Lì i cerchi rossi si raccolgono l’uno accanto all’altro: uomini diversi, partiti con la stessa speranza di una vita migliore, uniti da un unico destino.

Filo rosso, 2025, vista frontale
vista frontale

Filo rosso

Anno
2025
Dimensioni
40 × 40 cm
Tecnica
Tecnica mista su tela — polistirolo, gesso e rete; vernice spray a finitura lucida

Due masse rosse, laccate e crepate, occupano gli angoli opposti di un campo bianco. Tra loro corre un nastro rosso lucido che si avvolge su se stesso e trascina una rete sottile, come un tessuto di vene teso tra due corpi. È il filo che lega destini lontani: tiene, anche se a sinistra il colore schizza sul bianco e lascia il segno dello strappo.

Brace, 2025, vista frontale
vista frontale

Brace

Anno
2025
Dimensioni
50 × 50 cm
Tecnica
Tecnica mista su tela

Su un nero assoluto si solleva una massa di materia densa e granulosa, come carbone spento. Nelle fessure affiorano venature di giallo acceso: la brace che cova sotto la cenere. Ciò che sembra finito conserva ancora il suo calore, pronto a riaccendersi.

La virtù dell’inganno, 2025, vista frontale
vista frontale

La virtù dell’inganno

Anno
2025
Dimensioni
122 × 68 × 12 cm
Tecnica
Tecnica mista — rilievo su tela e tessuto, acrilico e medium lucido

Un drappeggio verticale, denso, in un bordeaux cupo che vira allo scarlatto; la finitura lucida esaspera il chiaroscuro tra rilievi illuminati e ombre geometriche. Le pieghe sembrano spinte dall’interno, come da un corpo nascosto. È il titolo a svelare l’illusione: la materia imita la morbidezza del tessuto e la congela in una struttura rigida. L’occhio registra movimento, la mente riconosce la scultura.

Vincenza Luppino, in arte Meravì, seduta su un divano in camicia bianca

Vincenza Luppino

Vive e lavora
Siderno, Calabria, Italia
Nata a
Palmi, Calabria, Italia
Data di nascita
3 agosto 1975
Professione
Architetto e artista visiva

La superficie come costruzione

Vincenza Luppino, che lavora con il nome Meravì, è architetto ed artista visiva. La formazione in architettura orienta una poetica in cui la superficie pittorica è un campo di forze tridimensionale: il quadro diventa costruzione plastica.

Stratifica pigmenti acrilici, paste modellanti e materiali grezzi o industriali — juta sfilacciata, carta pressata, feltro — in topografie tattili e pieghe drammatiche che rispondono alla luce; solchi verticali e incisioni geometriche scandiscono la superficie, traducendo il rigore architettonico in ritmo visivo.

La tavolozza parte dal rosso — rosso vivo, bordeaux, magenta, fucsia — che resta il centro della ricerca, e si apre ad altri registri: l’arancio bruciato della terra, l’azzurro del mare, il giallo pieno della luce e della guarigione. Il nero non è più soltanto sfondo ma materia, da cui affiora la brace. Contro bianchi materici o campi scuri ogni colore accentua l’ombra portata: il colore porta peso strutturale, e l’opera diventa un’architettura di luce e ombra, un’esperienza insieme visiva, cinetica e sensoriale.